Draghi e la regola delle regole: no riforme, no soldi, no party, no voti
16 AGO 20

Al direttore - E’ ineccepibile quanto Ella scrive sul Foglio del 6 ottobre, in risposta a una lettera, a proposito delle elezioni in Portogallo e, prima ancora, in Grecia, nonché a proposito delle riconferme elettorali dei partiti che governano anche se abbiano sostenuto politiche “lacrime e sangue”. Comunque, come Ella scrive in un altro articolo a proposito della “meccanica renziana”, solo il tempo ci dirà se queste scelte funzioneranno. Un fattore manca, però, alla Sua analisi: i voti in questione debbono ritenersi, per oltre la metà, dati, magari anche nell’inconsapevolezza, a Mario Draghi e alla Bce, che hanno adempiuto al mandato, senza i cui interventi i risultati indicati, quali che fossero le politiche seguite a livello nazionale, non si sarebbero affatto registrati. Non andrà dimenticato, insomma, che in economia – che poi è magna pars per le scelte degli elettori – si vive ancora in un contesto di protezione speciale, dovuta, ripeto ma pur sempre cruciale. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
I paesi che funzionano sono quelli che fanno i compiti a casa. E i paesi che fanno i compiti a casa sono anche quelli che possono beneficiare degli aiuti di mamma Bce. No riforme, no soldi, no party, no voti.
Al direttore - Non mancano chierici laici, sicché un Sinodo ci potrebbe anche stare. Mi chiedo, però, quanto durerà l’incantesimo che impedisce di vedere l’ovvio: la pretesa di ridurre a regole qualsiasi rapporto di coppia è idea bigotta e liberticida, non laica e libertaria. Che la coppia, tanto sessualmente motivata da essere a quel titolo caratterizzata, avanzi sulle macerie di quel che fu famiglia, le cui mura erano impastate di sentimenti, ma rette anche da doveri e vincoli, chiarisce l’altro abbaglio: supporre che sia un diritto civile l’egocentrismo viziatello.
Davide Giacalone
Davide Giacalone
Al direttore - Sarebbe necessario in occidente che si prendesse atto del ritorno del ruolo della religione nella geopolitica. Riconoscendo che essa rappresenta un asse concreto, capace di polarizzare interessi reali, di cui tenere conto quando ci si muove politicamente nel mondo. Prendiamo la Russia. Nel suo interventismo in Siria, non si sottovaluti come motivo della sua vicinanza strategica a Iran e a Assad, entrambi sciiti, il fatto che a lambire i confini e all’interno della sua federazione vi siano nazioni sunnite, che il suo terrorismo interno è stato di marca sunnita, che storicamente il blocco occidentale è alleato dei maggiori stati sunniti. Così come non si può disconoscere che il motore principale dell’interventismo regionale dell’Iran è dato dalla volontà dei governi di quel paese di espandere lo Sciismo. Se è vero che tra gli attuali obiettivi prioritari, politici e strategici, dell’occidente vi è quello di contrastare l’espansionismo del Califfato, non si può non tenere conto del fatto che esso è una realtà sunnita. Putin tutto ciò lo ha capito.
Antonio Maranca
Antonio Maranca
Al direttore - Riguardo al galateo parlamentare attuale calpestato da comportamenti e da linguaggi poco urbani, chi si straccia le vesti scandalizzato non sa quello che fa o quello che dice, contrapponendo all’attuale una mitica età dei costituenti, che si sarebbero affrontati sempre con argomenti di alto valore culturale e politico. La prova del contrario? E’ sufficiente (ri)prendere in mano uno scritto di Vittorio Emanuele Orlando, si intitola “Parlare in Parlamento”, in cui l’illustre giurista e statista siciliano ricorda la lettera che nel 1951 il neodeputato Piero Calamandrei gli inviò, in cui si legge: “Da quando sono entrato nella vita parlamentare, ho sentito volare in due o tre anni nell’Aula di Montecitorio più ingiurie e contumelie di quanto in quarant’anni non ne abbia udite come avvocato nelle aule giudiziarie”.
Giuseppe Di Leo
Giuseppe Di Leo